Tampone faringeo

In cosa consiste il test

INTRO

Introduzione

Ad oggi, l’unico modo per capire se si è contratta l’infezione da coronavirus è sottoporsi al tampone faringeo, lo strumento di diagnosi che permette di capire se si è positivi o meno alla CoViD-19 (la malattia provocata dal nuovo virus).

Fonte (integrata): Prof. F. Pregliasco, virologo presso l’Università degli Studi di Milano.

Quando si fa il tampone

Ad oggi, lo strumento più attendibile ed efficace per una corretta diagnosi di CoViD-19 è rappresentato dal tampone faringeo: un test indolore, veloce ed esaustivo. Questo test, lo ricordiamo, viene effettuato in quei soggetti che presentano sintomi riconducibili all,influenza come:

  • tosse;
  • starnuti;
  • naso che cola;
  • difficoltà respiratorie;
  • temperatura corporea di oltre 37.5°C.

Oltre a questo, il paziente deve aver avuto, nelle 2 settimane precedenti, contatti con persone positive al virus superiori ai 14 minuti.

Come richiedere di fare il test

Se si pensa di aver contratto l’infezione, NON bisogna recarsi in ospedale (o in farmacia) per richiedere di fare il test. È necessario prima contattare i numeri telefonici in calce in ogni pagina di questo sito e parlare con gli operatori sanitari, i quali valuteranno la situazione e decideranno se sottoporre il soggetto al tampone direttamente al proprio domicilio.

Come si esegue il tampone?

Il test consiste nel prelievo, tramite un bastoncino cotonato simile ad un lungo cotton fioc, di materiale biologico (mucosa) presente nelle prime vie respiratorie (in questo caso dalla faringe e dalle cavità nasali), cioè la zona migliore da analizzare per andare a indagare la presenza di eventuali agenti patogeni e virus.
Per accedere più facilmente, l’operatore si avvale anche dell’ausilio di un abbassalingua, questo per evitare che il bastoncino venga a contatto con altri superfici come denti o lingua, che potrebbero contaminare l’esito del test.
Dopo averlo accuratamente sigillato, il campione viene inviato direttamente a un laboratorio di microbiologia. Qui viene sottoposto a una particolare procedura denominata Reazione a Catena della Polimerasi (PCR) che consente l’amplificazione dell’RNA (l’acido ribonucleico) virale. Una volta ottenuto l’RNA dal campione biologico, si procede con la fase definita di screening cioè l’individuazione delle presenza di un virus della famiglia dei Coronavirus, di cui il SARS-CoV-2, responsabile dell’infezione CoViD-19, fa parte.

Cosa fare se si è positivi?

I primi risultati si dovrebbero ottenere nel giro di poche ore.
In caso di positività, il paziente deve seguire attentamente le indicazioni di quarantena obbligatoria in casa per 14 giorni. Quando si riscontrano gravi difficoltà respiratorie, si deve procedere al ricovero in ospedale.
In caso di presenza di sintomatologia parainfluenzale, è possibile trattare questi sintomi con le terapia convenzionali (es. antipiretici, acido acetilsalicilico, mucolitici…) osservando, ovviamente, l’isolamento a casa e il distanziamento sociale per tutto il periodo prescritto.

Come si fa a capire se il virus è in fase di regressione?

Innanzitutto, nel caso di sintomatologia, si dovrebbe assistere a una regressione di questi disturbi.
Al termine del periodo di isolamento, sia il paziente asintomatico, sia il paziente sintomatico, devono sottoporsi a 2 ulteriori tamponi svolti a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi risultano negativi, si può parlare di eliminazione del virus (dal tampone non si dovrebbe più rilevare la presenza di RNA virale).
Se dopo la quarantena il test fosse positivo, il soggetto deve ripeterlo a distanza di una settimana.

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